Dolori del giardinaggio
Questo doveva essere un orgoglioso write-up del mio nuovo sistema di irrigazione sul balcone e sulle mie prime piantine. Invece sarà un rant una cronaca della frustrazione verso i coleotteri giapponesi.
L’invasione.
Il pregresso, nel post mancante, è che ho piantato rosmarino, salvia, basilico ed erba cipollina sul balcone, riempiendo due dei dieci vasi che avevo appena finito di pulire con l’idropulitrice. Poi, siccome dovevo star via una settimana (e perchè sono pigra) ho messo in piedi un bellissimo sistema di irrigazione con l’aiuto di un valoroso commesso del Leroy Merlin. Infine, siccome ero in pena per le piantine, le ho anche fatte visitare a metà settimana e mi sono fatta mandare le foto per assicurarmi che stessero bene.
Era mercoledì. Al mio ritorno il sabato ho trovato la sciagura.
Il basilico era stato spolpato vivo. Non tutto: metodicamente, solo alcune piantine. Ho trovato presto la causa: dei malefici insettini appollaiati sotto le foglie. Erano le 23, quindi me ne sono liberata, ho tagliato le piantine peggio in arnese, e gli ho fatto una foto per indagare più a fondo con la luce.
Internet ha identificato i colpevoli molto rapidamente: Popilia Japonica, più comunemente noto come coleottero giapponese. Cattive, metodiche - vanno dall’alto verso il basso di una pianta, rilasciando feromoni per marcare il lavoro svolto - e soprattutto, prive di predatori naturali o rimedi efficaci. L’unica soluzione provata sono le trappole a feromoni, che rischiano di attirarne di più, e il consiglio universale sembra essere “prendile a mano e buttale in una ciotola di acqua saponata”.
Mentre scrivo queste righe, il sottovaso è pieno di acqua, sapone e cadaveri, reduce da una battaglia di 15 iminuti in cui ho intercettato più di 20 coleotteri in arrivo sulla pianta. Poi sono dovuta tornare a lavorare, soffrendo al pensiero di cosa stia succedendo di là.
Battle log: I primi giorni
Tutto questo avviene a giugno, durante un’ondata di caldo. Dopo la prima notte, ho avuto un paio di giorni di pace. Ho spento l’irrigazione - sembrano preferire il terreno umidiccio - e ne ho scacciate 1-2 al giorno.
Il sottovaso, allora pieno solo di acqua, ha visto la sua prima aggiunta di sapone. Già solo con l’acqua, durante la vacanza qualche insetto era affogato lì dentro.
Battle log: clamorosa sconfitta.
Tornata la sera da una giornata lunga e stancante, ieri mi sono recata sul terrazzo e ho trovato di nuovo la distruzione sul mio basilico. Il giorno dopo? Peggio. Sciami - letteralmente! È qui la scena di io che passo 20+ minuti a scacciarne, senza pause.
Vedendomi affranta, il mio ragazzo è corso al Leroy Merlin. Ho messo a stampare in 3D una trappola per queste bestie, con poca speranza.
Un colpo di genio mi ha portato a tirare indentro la tenda parasole che copriva il terrazzo: improvvisamente lo sciame è molto diminuito. La tenda è bianca e arancione. Forse il colore le attivava, o forse ritirandola sono cambiate le correnti di vento circostante. In ogni caso non sono scomparsi, ma sono molto diminuiti.
Battle log: La resistenza.
Io e Lore abbiamo montato una gabbia intorno al basilico: null’altro ha potuto. La trappola stampata in PLA verde, riempita di una mistura di zucchero, aceto e acqua (l’unico consiglio casereccio che un sito sperduto mi ha fornito) ne ha catturate 3-4, ma del resto sembrano ansiose di tuffarsi e affogare in qualunque superficie d’acqua, condita o meno.
La rete e la gabbia costruita con esso sono state l’unica salvezza. In qualche settimana il basilico si è ripreso. L’unico problema (oltre all’estetica) è che è difficile prendersene cura con la rete.
Dopo la prima costruzione, pensata pù per la rapidità che per la funzionalità, ho migliorato la situazione con un’intelaiatura fantasiosa - dei connettori per tubi in PVC parametrici con l’opzione di un buco passacavi sono stati riutilizzati insieme a delle bacchette di legno per supporto.
Le maledette arrivano non appena sollevo la rete. Non so se sia l’odore, il movimento, o che altro - ma sono come dei cani da tartufo.
Conclusioni:
Nessuna ottima, temo. Il picco è passato, ma a fine luglio se ne vedono ancora, e non mi fido a rimuovere la rete per ora. Ho paura di cosa succederà l’anno prossimo. Sicuramente quel vaso è un sorvegliato speciale per rischio larve, e potrei voler cambiare il terriccio una volta passata la stagione del basilico.
Questo rimane come log della battaglia 2026 - per la me stessa del futuro e per chiunque si trovi, come me, a passare una serata su internet alla ricerca di risposte. Se ne trovate, lanciatemi un’email.